Attestato di rischio: ecco cosa cambia

Scritto da AssicurazioneOnline il

L’attestato di rischio è il documento che illustra il numero dei sinistri che l’automobilista ha provocato negli ultimi 5 anni, compresi quelli di cui si è reso corresponsabile. Poiché nel nostro paese viene applicata la formula Bonus/Malussi tratta di un documento imprescindibile per chiunque voglia contrarre un contratto RCA. Dal 2015 è passato dal formato cartaceo a quello digitale e si può prenderne visione collegandosi al sito della compagnia con la quale si è stipulata la polizza. Ci sono però delle novità in arrivo per quel che riguarda l’attestato di rischio, novità che hanno come obiettivo quello di stanare ancora una volta i furbetti.

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Chi sono i furbetti? Sono coloro che cambiano compagnia dopo aver provocato un sinistro. Accade infatti che sull’attestato non compaiono i sinistri che non sono ancora stati risarciti e ciò ha permesso, fino ad ora, di nascondere le proprie responsabilità alla nuova compagnia con la quale si sottoscrive un contratto, venendo inseriti in una classe di merito che non compete.

Ebbene, dal 1 giugno 2018 questo giochetto non sarà più possibile. L’IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni), con il provvedimento n. 71 ha stabilito che l’attestato di rischio debba divenire dinamico. In parole povere ciò significa che in esso devono comparire anche i sinistri che sono stati provocati nel periodo immediatamente precedente la scadenza del contratto, anche se non sono ancora stati liquidati.

Allo scopo di valutare attentamente la sinistrosità di ogni automobilista, l’IVASS ha anche stabilito che a partire dal 1 gennaio 2019 nell’attestato di rischio debbano comparire anche gli incidenti provocati durante il periodo in cui si è assicurati con una copertura temporanea. I provvedimenti presi dall’Istituto però non finiscono qui perché una giusta valutazione delle abitudini di guida è essenziale per poter fissare delle tariffe eque.

Ecco allora un’altra novità. Nonostante nell’attestato di rischio compaiano gli ultimi cinque anni di vita automobilistica dell’assicurato con le relative classi di merito, per attribuirgli la giusta classe di merito si deve tenere conto della sinistrosità pregressa e dunque vengono presi in esame gli ultimi 10 anni.

Non c’è dubbio che tali riforme dell’attestato di rischio segnino un notevole passo in avanti per quel che riguarda l’equità di trattamento nei confronti degli assicurati. Il nostro auspicio è che ora le compagnie possano individuare con più facilità gli automobilisti poco rispettosi del Codice della Strada e inizino a concedere sconti considerevoli sui premi di coloro che invece, ligi alle norme, guidano con prudenza.



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